Counseling individuale
Il "counseling individuale" rappresenta uno degli aspetti
fondamentali in tutte le attività relazionali, perché costituisce il
modo attraverso il quale si stabilisce e si mantiene la
comunicazione con le persone bisognose di aiuto. Non esistono
formule magiche per dare inizio alla comunicazione e neppure regole
precise da attuarsi in modo automatico. L'unica possibilità è
rappresentata dalla preparazione degli operatori, o meglio dalla
loro formazione attraverso un percorso che li renda capaci di
ascoltare, percepire i segnali, valutarli correttamente e
intervenire con appropriatezza. Gli operatori socio-sanitari aperti
all'innovazione possono trarre molti spunti dallo studio del
counseling nel case management.
Fondamentalmente il counseling
individuale risponde ad una domanda
della società di prevenzione del disagio, di benessere, di
orientamento. Più in generale il counseling individuale si pone come
obiettivo quello di aiutare il proprio cliente al raggiungimento
degli obiettivi che egli stesso si pone piuttosto che al superamento
di un momento di crisi (nel senso di proprio di rottura) che ognuno
di noi può attraversare nella propria vita.
La professione di Psicologo in Italia fin dai suoi esordi ha
investito la maggior parte delle proprie risorse nel settore della
clinica, trascurando - a detta di molte associazioni di categoria
degli stessi Psicologi - tutti quei settori di intervento quali il
benessere, lo sport, il lavoro, etc. Settori che tuttavia
richiedevano - e richiedono - un costante apporto di Psicologia
intesa come cultura psicologica e come competenza.
I
principi fondanti ed ispiratori del counseling individuale quali la non
direttività, l'ascolto attivo, il non fornire soluzioni e,
soprattutto, il non rifarsi epistemologicamente ad un modello che
vede nell'altro un soggetto da guarire, hanno fatto sì che
l'intervento di counseling individuale trovasse la sua collocazione in
molti di quei settori che i professionisti Psicologi (non la materia
Psicologia) avevano trascurato.
Ed ecco che in tutta quella parte della società che non si sente
"malata" o "da guarire" si fanno strada dei modelli di intervento
diversi da quello psicologico o psicoterapeutico: il coaching nello
sport, la mediazione familiare tra le famiglie in via di
separazione, la mediazione culturale nelle istituzioni e il
counseling più in generale come modello di ascolto attivo e
rispettoso delle prerogative del cliente.
In Italia le principali associazioni di categoria di counseling
individuale
- sulla scia di quelle europee e internazionali - perseguono il
raggiungimento di un modello accreditatorio che non prevede quindi
la necessità di istituire un Albo la cui iscrizione si renda
obbligatoria per esercitare la professione, ma la possibilità di
strutturare per i singoli professionisti dei percorsi di
accreditamento all'interno dei quali ogni singola associazione si dà
- nel rispetto della Legge e dei principi ispiratori dell'attuale
riforma delle professioni - delle regole condivise di libera
accettazione quali: un codice di etica e di deontologia, una
formazione permanente, un regolamento interno, etc. Tali regole sono
di libera osservanza ed è tenuto ad osservarle solo quel
professionista che intende perseguire con quell'associazione di
categoria quel particolare modello di accreditamento che dovrebbe
poi sfociare nel rilascio di un documento formale quale è il così
detto certificato di competenza.
Tale impostazione - perseguita dalle associazioni di counseling
individuale
fin dai primi anni '90 - ricalca peraltro la Direttiva europea in
tema di qualifiche che recentemente è stata recepita dal Consiglio
dei Ministri (con la sola eccezione della parte relativa agli
attestati di competenza la cui decisione è stata rimessa al
dibattito parlamentare)
Il termine counseling individuale (o management
counselling) indica un'attività professionale finalizzata a
«consentire ad un individuo una visione realistica di sé e
dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter
meglio affrontare le scelte relative alla professione, al
matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la
riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori
soggettivi». È «un'attività di competenza relazionale che utilizza
mezzi comunicazionali per agevolare l'autoconoscenza di se stessi
attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse
personali per migliorare il proprio stile di vita in maniera più
soddisfacente e creativo». È rivolta a una o più persone e tende a
orientare, sostere e favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle
potenzialità del soggetto attraverso un atteggiamento attivo,
propositivo e stimolante le capacità di scelta. Si occupa di
problemi non specifici (prendere decisioni, conoscenza di sé,
miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente
circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).
- Origini del termine
counseling individuale
- L'attività di
counseling individuale
- Requisiti e doveri
- Formazione
- Cenni storici
- Negli Stati Uniti
- In Italia
Origini del termine
Il sostantivo counseling
individuale deriva dal verbo to counsel che
risale al latino consulo-ĕre, traducibile in "consolare",
"confortare", "venire in aiuto", si compone di cum e solĕre,
"alzarsi insieme", sia propriamente come atto che nell'accezione di
"aiuto a sollevarsi". È omologo un altro verbo latino: consulto-āre,
iterativo di consultum, participio passato di consulo-, col
significato di "consigliarsi", "deliberare", "riflettere" (vds.
Senatus consultum ultimum). Ciò pone il termine tra le forme del
verbo italiano "consultare" come ricorso a competenze superiori per
necessità contingenti.
La
prima attestazione dell'uso del termine counseling per indicare
un'attività rivolta a problemi sociali o psicologici risale al 1908
da parte di Frank Parsons. Nel 1951 la parola counseling
individuale
fu usata da Carl Rogers per indicare una relazione nella
quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza
rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.
Management Counseling non è direttamente traducibile nell'italiano
consulenza, traduzione discutibile sotto il profilo linguistico, in
quanto un altro termine in inglese significa attività di consulenza:
consulting. L'identità di significato tra l'inglese counselling e
l'americano counseling che si riscontra in Italia è incerta;
infatti, nel Dizionario De Mauro-Paravia, counselling è riportato
come «intervento dello psicoterapeuta» e manca un riferimento alla
forma counseling.
L'attività di
counseling individuale
È svolta da un career counselor: persona professionalmente in grado
di aiutare un interlocutore in problematiche personali, private e
talvolta emotivamente significative. In base al bagaglio di
competenze possedute il counseling è nell'attività di diverse figure
professionali quali psicologi, medici, assistenti e operatori
sociali.
Secondo Rollo May il counselor è un professionista capace di
«favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del
cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che
gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo
esterno [...] il superamento del problema, la vera trasformazione,
comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo
guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere
se stesso».
In Italia, l'impiego del career counselor può avvenire in ambito
privato (individuale,
di coppia,
familiare, di
gruppo), comunitario (scolastico, religioso, interculturale,
etc.), lavorativo (aziendale, socio-lavorativo, etc.),
socio-assistenziale (artistico, esistenziale, sociale, etc.)
Requisiti e doveri
In Italia l'attività di counseling non è regolamentata. Non esiste
una normativa specifica, non sono richiesti precisi requisiti per
esercitare il counseling - come un titolo di studio minimo e
iscrizione ad un albo professionale, registro, etc.) - ne occorre
avere fruito di alcuna specifica formazione.
In questo quadro normativo chiunque può definirsi counselor ed
esercitare il counseling. Tuttavia, nella sostanza, è opportuno:
- possedere una adeguata formazione teorica e pratica
- avere fatto personale esperienza e pratica dei contenuti
teorici per evitare di operare «sulla base dei propri più o meno
rigidi pregiudizi» (Rollo May), in modo da superare l'eventuale
etnocentrismo: la tendenza ad utilizzare la propria cultura come
paragone per le altre.
Formazione
Nei corsi offerti dalle scuole di formazione, che non rispondono
comunque ad un piano di studi stabilito per Legge, si mutuano
solitamente le tecniche di intervento dai principali modelli della
psicologia. Tali corsi hanno in media una durata di tre anni, e
frequentemente trattano i seguenti contenuti:
Al termine del corso viene solitamente rilasciato un attestato di
frequenza, che nel caso delle scuole e società di Counseling
risulta comunque privo di alcun valore legale riconosciuto dallo
Stato. Per i corsi erogati da Agenzie Formative accreditate dalle
Regioni viene rilasciato un attestato di qualifica professionale.
Cenni storici -
counseling individuale
Negli Stati Uniti
Notizie
sull'origine del counseling individuale negli Stati Uniti si trovano
negli anni 1950, nella "Division of Counseling Psychology" dell'APA
- American Psychological Association e nell'"American Personnel and
Guidance Association". Ulteriori sviluppi si possono attribuire
all'influenza di alcune correnti culturali.
Il movimento di orientamento e guida professionale fu un tentativo
di migliorare la scelta professionale di chi terminava le scuole
superiori. Il primo programma fu varato negli USA nel 1885 ed ebbe
un tale successo che stimolò una serie di sforzi legislativi che
incoraggiarono e promossero il movimento stesso. Di fatto tali
cambiamenti normativi fornirono un supporto diretto alla pratica
dell'orientamento. Fin dal 1917 si svilupparono test di abilità
mentale per valutare l'idoneità dei soldati impegnati nella prima
guerra mondiale. Più tardi, nel 1920, iniziarono a circolare i primi
test attitudinali volti a misurare i reali interessi professionali.
Nei primi anni cinquanta si assistette al tentativo di spiegare i
processi di sviluppo e di gestione della carriera e le modalità con
cui gli individui prendevano una certa direzione piuttosto che
un'altra. Il passo fu breve: si arrivò a studiare i meccanismi
decisionali: perché un individuo compie la scelta che compie.
Movimenti psicoterapeutici: a partire dagli anni venti, con lo
sviluppo delle teorie della personalità promosse dalla ricerca
psicoterapeutica comportamentista e psicoanalitica, il counseling
inizia a orientarsi verso i problemi personali e sociali. Intorno
agli anni cinquanta, grazie ad autori come Carl Rogers e Rollo May,
il counseling si sviluppa col sostanziale contributo della
psicoterapia ad orientamento umanistico-esistenziale adottando i
temi propri all'esistenzialismo: libertà di scelta della persona,
rapporto dialogico (io-tu), impegno individuale, responsabilità.
Movimenti
olistici orientati alla salute: nel 1963 una legge sancì il
principio e la necessità di riorganizzare territorialmente i servizi
psichiatrici. La finalità risiedeva nel prevenire i problemi
psicologici non solo negli ospedali, ma anche nei centri di igiene
mentale delle piccole comunità da poco costituiti. Tali centri
(paragonabili ai nostri quartieri piuttosto che circoli ricreativi)
avevano la piena accessibilità da parte dei residenti in una certa
zona ed offrivano contestualmente una serie di servizi. Il vantaggio
principale era quello di poter essere accolti e sostenuti
all'interno della propria comunità, ma soprattutto quello di
sottolineare l'importanza della prevenzione. Il cambiamento di lì a
poco sarebbe stato epocale: si stava passando da un modello centrato
sulla malattia ad un modello orientato alla salute.
In Italia
Il Italia si possono rintracciare attività affini al counseling
individuale
nella storia dell'assistenza sociale che ebbe inizio intorno
agli anni venti. Tali iniziative assistenziali, formalmente
costituitesi nel 1929 avevano un carattere prettamente filantropico
e volontario. Nello stesso periodo nascevano le prime
scuole-convitto per assistenti sociali.
Il termine counselor inizia ad essere utilizzato a partire dagli
anni 1990, nei corsi di formazione organizzati da scuole di
psicoterapia e nell'associazionismo finalizzato a regolamentare
l'esercizio della professione. Il 18 maggio 2000 il CNEL - Consiglio
Nazionale dell'Economia e del Lavoro - inserisce il counseling tra
le professioni non regolamentate.
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